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The Problem of the Body: Merleau-Ponty, Maturana, Varela, and the Morphogenetic Framework Il problema del corpo: Merleau-Ponty, Maturana, Varela e il framework morfogenetico

Mirko Bradley — mirkobradley.com

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The previous essay reframed subjectivity as a global topological property of the space of compatible configurations C. But where do the constraints V that shape this space come from? The historically dominant answer is the body. Mind is not abstract: it is embodied, rooted in a biological organism that precedes it, sustains it, and constrains it.

Il saggio precedente ha mostrato come la soggettività possa essere riformulata come proprietà topologica globale dello spazio delle configurazioni compatibili C. Ma da dove provengono i vincoli V che definiscono quello spazio? La risposta ovvia, e storicamente dominante, è il corpo. La mente non fluttua nell'astrazione, è radicata in una struttura biologica che la precede, la sostiene e la vincola.

Three major traditions have developed this intuition with increasing sophistication: Maurice Merleau-Ponty's phenomenology of the lived body, Humberto Maturana and Francisco Varela's theory of autopoiesis, and the enactivist approach developed by Varela, Evan Thompson, and Eleanor Rosch. This essay examines their contributions, acknowledges their insights, and identifies their common structural limitation: they treat the biological body as a necessary condition for mind without ever formally demonstrating that necessity. The morphogenetic framework addresses this by treating the component V (the set of sensitive constraints) as a relational structure that is formally independent of any specific biological substrate, turning an assumed necessity into an analysable contingency.

Tre tradizioni teoriche hanno articolato questa intuizione con rigore crescente: la fenomenologia del corpo vissuto di Maurice Merleau-Ponty, la teoria dell'autopoiesi di Humberto Maturana e Francisco Varela, e l'enattivismo sviluppato da Varela insieme a Evan Thompson ed Eleanor Rosch. Questo saggio esamina ciascuna di queste tradizioni, ne riconosce i contributi genuini e ne identifica il limite strutturale comune, per il quale il corpo viene assunto come condizione necessaria della mente senza che questa necessità venga mai dimostrata formalmente. Il framework morfogenetico introduce la componente V come struttura relazionale formalmente indipendente dal substrato biologico specifico, trasformando una necessità assunta in una contingenza analizzabile.

1. Merleau-Ponty and the Lived Body

1. Merleau-Ponty e il corpo vissuto

Maurice Merleau-Ponty offered one of the most powerful critiques of Cartesian dualism in the phenomenological tradition. In Phenomenology of Perception (Merleau-Ponty 1945), he argues that the body is neither a mere object in the world nor a tool controlled by a disembodied mind. The body is the very subject of perception, the zero-point of orientation, and the condition of possibility for any experience whatsoever.

Maurice Merleau-Ponty ha operato la critica più radicale al dualismo cartesiano all'interno della tradizione fenomenologica. In "Fenomenologia della percezione" (Merleau-Ponty 1945), argomenta che il corpo non è un oggetto tra gli oggetti del mondo, né uno strumento che la mente usa per agire nel mondo. Il corpo è il soggetto della percezione, il punto zero dell'orientamento spaziale e la condizione di possibilità di qualsiasi esperienza.

Central to his account is the "body schema": a pre-reflective, practical map of the body in space that underlies conscious perception. When we use a tool, the body schema extends to include it. The stick becomes part of our perceptual reach; the car becomes an extension of our bodily presence. For Merleau-Ponty, mind is not in the body: the lived body is mind as it engages the world (Merleau-Ponty 1968).

Il concetto centrale è quello di "schema corporeo": una mappa preriflessiva del proprio corpo nello spazio, che precede e rende possibile qualsiasi percezione consapevole. Quando si impugna un bastone, lo schema corporeo si estende fino alla punta del bastone e la punta diventa il punto di contatto con il mondo, non la mano. Il corpo incorpora gli strumenti, le abitudini e il linguaggio. Per Merleau-Ponty, la mente non è dentro il corpo, è il corpo in quanto vissuto (Merleau-Ponty 1968).

Merleau-Ponty's phenomenology remains a profound corrective to both behaviourist reductionism and intellectualist dualism. Its limitation, however, is epistemic. Phenomenology excels at describing lived experience from within but operates in a relatively closed circle: it begins with experience, analyses its structures, and returns to experience enriched. This makes it powerful for description but limited for explanation and prediction. It does not readily generate falsifiable distinctions or allow us to ask whether the structures it identifies are necessarily tied to biological embodiment or could, in principle, be realized differently.

In questa sede vorrei semplicemente evidenziare il limite epistemologico che riguarda Merleau-Ponty e l'intera tradizione fenomenologica. Questa produce descrizioni strutturali dell'esperienza vissuta, esponendo con crescente raffinatezza ciò che già sappiamo dall'interno e rendendo esplicite le condizioni di possibilità dell'esperienza, senza mai però uscire da esse. Il suo movimento è circolare in un senso preciso: parte dall'esperienza, la analizza e ritorna all'esperienza confermata. Questo circolo non è vizioso in senso logico, ma è relativamente sterile sotto il profilo epistemico. La fenomenologia non è falsificabile né misurabile e non permette di distinguere tra interpretazioni rivali con strumenti indipendenti dall'interpretazione fenomenologica stessa.

Lo schema corporeo come struttura preriflessiva che orienta l'esperienza è un contributo genuino che il framework riconosce e incorpora. Ma incorporarlo significa formalizzarlo: descrivere la topologia di V come rete di relazioni sensibili con proprietà matematicamente precisabili. Una volta formalizzata, quella struttura si espone a domande che la fenomenologia non può nemmeno formulare: quali delle sue proprietà dipendono necessariamente dal substrato biologico e quali no? In quali condizioni quella topologia è replicabile su substrati diversi? Queste sono domande predittive. La fenomenologia non le pone perché non dispone degli strumenti per rispondervi. Il framework sì, almeno in linea di principio.

For the non-specialist reader
Per il lettore non specialista

When you first learn to drive, every action feels deliberate. Over time, the steering wheel and pedals become extensions of your body. You no longer think about moving the car: you think through it. This seamless incorporation is what Merleau-Ponty means by the lived body: not a machine we control, but the medium through which we inhabit and perceive the world.

Merleau-Ponty descrive qualcosa che tutti sperimentiamo ma raramente notano. Quando imparate a guidare, all'inizio pensate consapevolmente a ogni manovra. Col tempo, il volante diventa un prolungamento delle vostre mani e la macchina un prolungamento del vostro corpo. Non pensate più al corpo: pensate attraverso di esso. Questo è ciò che Merleau-Ponty chiama corpo vissuto: non uno strumento che usiamo ma la struttura attraverso cui abitiamo il mondo.

2. Maturana and Varela: Autopoiesis

2. Maturana e Varela: l'autopoiesi

Maturana and Varela proposed autopoiesis as the defining characteristic of living systems (Maturana and Varela 1980). An autopoietic system is one that continuously produces and maintains its own organisation through its internal processes. A cell produces its own membrane, enzymes, and components, thereby sustaining itself as a distinct unity in interaction with its environment.

Humberto Maturana e Francisco Varela hanno sviluppato la teoria dell'autopoiesi come risposta alla domanda: cosa distingue un sistema vivente da un sistema non vivente? (Maturana, Varela 1980). La risposta è precisa: un sistema autopoietico è un sistema che produce e mantiene continuamente la propria organizzazione attraverso i propri processi interni. Una cellula è autopoietica: produce le proprie membrane, i propri enzimi, i propri costituenti, e attraverso questa produzione si mantiene come unità distinta dall'ambiente.

Key concepts include operational closure (the system is determined by its own structure) and structural coupling (the organism and environment influence each other without one determining the other). Cognition, on this view, is not the representation of an external world but the maintenance of the organism's internal coherence through interaction.

L'autopoiesi è una forma di chiusura operazionale, per cui il sistema è determinato dalla propria struttura e non dall'ambiente. Le perturbazioni ambientali non determinano le risposte del sistema, avviene una selezione tra le risposte che la struttura del sistema rende possibili. In questo senso, il sistema vivente è cognitivamente autonomo, perché la cognizione non è rappresentazione del mondo esterno ma organizzazione interna che mantiene la propria integrità attraverso le interazioni con l'ambiente (Maturana 1988).

Maturana and Varela's framework offers crucial insights: autonomy, self-production, and the idea that the nervous system generates experience rather than passively mirroring reality. The limitation is that autopoiesis is defined in explicitly biological terms. Whether analogous forms of organisational closure could exist in non-biological systems remains an open and contested question.

Il contributo di Maturana e Varela all'analisi della mente è genuino e importante: la chiusura operazionale, l'autonomia strutturale e l'accoppiamento strutturale con l'ambiente sono concetti che il framework morfogenetico riconosce e incorpora. Il limite è che l'autopoiesi è definita in termini biologici: è la produzione e il mantenimento dell'organizzazione attraverso processi materiali specifici. La domanda se un sistema non biologico possa essere autopoietico in senso analogo rimane aperta e controversa.

For the non-specialist reader
Per il lettore non specialista

A flame sustains itself by consuming fuel, but it does not produce its own structure: it eventually consumes its substrate. A living cell continuously rebuilds its own boundaries and machinery while using them. This self-producing organisation is what Maturana and Varela saw as the essence of life. The open question is whether only biological systems can achieve this kind of self-maintenance.

Un fuoco si mantiene bruciando combustibile: produce calore, che mantiene la combustione, che produce altro calore. Ha una forma di chiusura operazionale. Ma non è autopoietico perché non produce la propria organizzazione: consuma il proprio substrato invece di rigenerarlo. Una cellula invece rigenera continuamente le proprie membrane e i propri enzimi mentre li usa. Questa differenza, per Maturana e Varela, è la differenza tra il vivo e il non vivo. Il problema è che questa definizione lascia aperta la domanda se la vita sia l'unico substrato possibile per quella forma di organizzazione.

3. Enactivism: Varela, Thompson, and Rosch

3. Varela, Thompson e Rosch: l'enattivismo

Varela, Thompson, and Rosch extended autopoiesis into a broader theory of cognition called enactivism (Varela, Thompson, and Rosch 1991). Cognition is not passive representation but enaction: a world and a mind co-emerge through embodied, sensorimotor activity. There is no pre-given world to be represented; the world is brought forth through the organism's active engagement.

Francisco Varela, Evan Thompson ed Eleanor Rosch hanno esteso l'autopoiesi verso una teoria della cognizione e della coscienza che chiamano "enattivismo" (Varela, Thompson, Rosch 1991). La tesi centrale è che la cognizione non è rappresentazione di un mondo preesistente ma enazione, cioè il mondo e il soggetto co-emergono attraverso l'azione incarnata. Non c'è un mondo dato che la mente rappresenta, bensì un mondo che emerge nell'accoppiamento strutturale tra organismo e ambiente.

Enactivism rejects computational cognitivism: mind is not software running on brain hardware but a dynamic process of sensorimotor coupling. Thompson later developed these ideas in Mind in Life (Thompson 2007), presenting life, mind, and consciousness as a continuous spectrum grounded in the organisational principles of autopoiesis.

L'enattivismo rompe con il cognitivismo computazionale su tre fronti. La mente non è un processore di simboli, ma una struttura dinamica di accoppiamento sensomotorio. La cognizione non è separabile dal corpo, poiché è realizzata attraverso il corpo in azione. Il soggetto non precede l'esperienza: emerge nell'esperienza come polo di un processo relazionale. Thompson ha sviluppato ulteriormente questi temi in "Mind in Life" (Thompson 2007), mostrando come la vita, la mente e la coscienza costituiscano un continuum in cui i principi organizzativi dell'autopoiesi si ritrovano a ogni livello, dalla cellula all'esperienza soggettiva.

Enactivism's strength is its emphasis on embodiment and dynamic interaction. Its limitation, for the present purpose, is that it treats biological embodiment as essential rather than contingent. Sensorimotor coupling is assumed to require a biological body with biological sensors and effectors. The possibility of non-biological systems realising equivalent dynamic structures is typically met with scepticism.

Il limite dell'enattivismo è il più rilevante per il nostro programma. La dipendenza della coscienza dal corpo biologico non viene mai messa formalmente in discussione; essa viene assunta come condizione strutturale dell'enazione stessa. L'accoppiamento sensomotorio presuppone un organismo con sensori e attuatori biologici. La critica di Varela e Thompson al cognitivismo computazionale è giusta, ma la soluzione rimane vincolata al substrato biologico.

For the non-specialist reader
Per il lettore non specialista

Enactivism compares mind to a dance: it does not reside in the dancer, the music, or the floor alone, but in their dynamic interaction. Remove the biological body (the dancer) and, according to classical enactivism, the dance cannot continue. This is a deep insight into embodied cognition. The question is whether the "dance" could, in principle, be performed by a different kind of dancer.

L'enattivismo dice che la mente non è un programma che gira su un cervello, come un software su un hardware. La mente è più simile a un ballo: non esiste nel ballerino né nella musica né nel pavimento, ma nell'interazione dinamica tra tutti questi elementi. Togliere il corpo è come togliere il ballerino: il ballo non può continuare. Questa intuizione è profonda. Il problema è che l'enattivismo assume che il "ballerino" debba essere necessariamente biologico.

4. Component V: Constraints as a Relational Structure Independent of Substrate

4. La componente V: vincoli come struttura relazionale formalmente indipendente dal substrato

These traditions share a genuine insight and a common limitation. The insight is that mind is inseparable from the organised structure that realises it, whether described as lived body, autopoietic organisation, or sensorimotor coupling. The limitation is the assumption that this structure must be biologically realised, without formally demonstrating that necessity.

Le tre tradizioni esaminate condividono un contributo genuino e un limite strutturale comune. Il contributo è aver mostrato che la mente non è separabile dal corpo, che i vincoli che definiscono lo spazio delle configurazioni compatibili C sono radicati in strutture corporee, sensoriali, motorie e affettive. Il limite è aver assunto che questa dipendenza sia necessaria piuttosto che contingente, senza mai formalizzarla in modo tale da poterne esaminare le condizioni.

The component V of the morphogenetic framework addresses this directly. V consists of the sensitive constraints: functionals of morphological tension that detect deviations from configurations of high integrity and generate the gradients that drive the dynamics Φ. In biological systems, these constraints are realised through neural, hormonal, proprioceptive, and sensory mechanisms. However, the formal structure of V (the network of relations, interdependencies, and sensitivities) does not logically require any particular biological substrate. It depends on relational topology, not on the material implementation.

La componente V del framework morfogenetico affronta questo nodo direttamente. V è l'insieme dei vincoli sensibili: funzionali di tensione morfologica che registrano le deviazioni dalla configurazione di integrità massima e generano il gradiente che la dinamica Φ percorre. Nel contesto biologico, questi vincoli sono implementati da strutture neuronali, ormonali, propriocettive e sensoriali. Ma la struttura formale di V non dipende da quale substrato specifico la implementa: dipende dalla rete di relazioni tra i vincoli, dalla topologia delle loro interdipendenze e dalla sensibilità con cui registrano le deviazioni strutturali.

This approach recovers the deepest contributions of the embodied traditions while opening them to further analysis. Operational closure (Maturana) and the body schema (Merleau-Ponty) can be formalised as properties of the topology of V. Enactivist sensorimotor coupling becomes analysable in terms of structural dynamics within the space C. Once formalised in relational and topological terms, the question of substrate dependence shifts from metaphysical assumption to empirical and formal investigation: which properties of V are necessarily biological, and which are structural conditions that could be realised otherwise?

Questo riprende il contributo più profondo di Maturana: la chiusura operazionale. Un sistema è definito dalla propria organizzazione e non dal proprio substrato. Maturana applica questo principio alla biologia; il framework lo applica alla struttura formale dei vincoli. Riprende anche il contributo di Merleau-Ponty: lo schema corporeo come struttura preriflessiva che orienta l'esperienza è formalizzabile come la topologia di V: la distribuzione delle sensibilità, la gerarchia delle precedenze, la mappa delle compatibilità e incompatibilità. L'enattivismo aveva ragione su un punto cruciale: la mente non è separabile dalla struttura dinamica che la realizza. Il framework formalizza quella struttura in termini topologici e relazionali, mostrando che le condizioni che l'enattivismo descrive come biologicamente necessarie sono in realtà condizioni strutturali che possono in linea di principio essere soddisfatte su substrati diversi.

For the non-specialist reader
Per il lettore non specialista

The constraints V are like the rules of a game. These rules can be implemented on paper, in software, in muscle memory, or in silicon. The substrate changes, but the structure of the rules (what moves are possible, what configurations are stable, what tensions arise) remains. Merleau-Ponty, Maturana, and Varela described profound aspects of how those rules operate in living systems. The framework asks whether the same rule-structure could, in principle, govern a different kind of player.

I vincoli V sono come le regole di un gioco complesso: definiscono cosa è possibile, cosa è vietato, cosa è preferibile. Queste regole possono essere scritte su carta, memorizzate in un computer, trasmesse oralmente, tatuate nella memoria muscolare di un atleta. Il substrato cambia, la struttura delle regole rimane. Ciò che Merleau-Ponty chiama schema corporeo, ciò che Maturana chiama organizzazione autopoietica, ciò che Varela chiama struttura sensomotoria: nel framework sono tutti aspetti della topologia di V, formalmente descrivibile indipendentemente dal substrato che la implementa.

Conclusion

Conclusione

Merleau-Ponty, Maturana, Varela, and the enactivist tradition rightly insisted that mind is inseparable from the organised, embodied structure that realises it. The morphogenetic framework fully acknowledges this insight.

Merleau-Ponty, Maturana e Varela hanno avuto ragione su qualcosa di fondamentale: la mente non è separabile dalla struttura che la realizza, e quella struttura ha una storia, un'organizzazione, una chiusura operazionale che non si riduce a elaborazione di simboli. Il framework morfogenetico riconosce e incorpora questi contributi.

Its distinctive contribution is to formalise that structure, particularly through the component V, in relational and topological terms that do not presuppose a biological substrate. Embodiment is not denied; it is reframed. The dependence of mind on the biological body is not a logical necessity but a historical and contingent realisation of a more abstract organisational possibility.

Il limite comune delle tre tradizioni è aver assunto che quella struttura debba essere necessariamente biologica. Merleau-Ponty non l'ha mai messa in discussione. Maturana l'ha definita in termini di processi materiali biologici. Varela e Thompson l'hanno estesa ma senza superare il confine del substrato vivente. La componente V del framework formalizza la struttura dei vincoli come rete topologica di relazioni sensibili, indipendente dal substrato specifico che la implementa. La dipendenza della mente dal corpo biologico non è una necessità logica: è una contingenza storica.

This shift transforms a philosophical assumption into an open, analysable question: what are the minimal relational conditions that the constraints V must satisfy to support a conscious, embodied mind, and to what extent can those conditions be satisfied on non-biological substrates?

Questa è la differenza tra una fenomenologia del corpo vissuto e una topologia formale dei vincoli: non nega l'incarnazione, la riformula in termini che permettono di esaminare le condizioni della sua indipendenza.